Programma di intervento previsto dalla misura II.1 "Centri di Ricerca e Innovazione"

Programma di intervento previsto dalla misura II.1 "Centri di Ricerca e Innovazione":
Definizione, sperimentazione e validazione di protocolli di sperimentazione per la produzione biologica in aziende pilota distribuite nelle realtà produttive più signif

Coordinatore: 
Istituto di ricerca: 
Ente finanziatore: 
cofinanziato dal (FESR) Fondo Europeo Sviluppo Regionale
Data inizio: 
01/01/2002
Data fine: 
31/12/2005

La ricerca ha avuto l’obiettivo di mettere a punto una metodologia che consentisse di valutare i sistemi agricoli biologici (meglio definiti come Sistemi Agricoli Ecologici) partendo dall’analisi approfondita, a livello aziendale, delle prestazioni agroambientali e delle scelte tecniche, economiche e sociali dell’imprenditore e delle loro variazioni nel tempo. Conseguentemente, ciò permette di definire, applicare e validare i protocolli per la produzione biologica direttamente nelle aziende agricole.

Data la complessità e la diversità degli aspetti descritti, nelle realtà del Meridione d’Italia, tale metodologia è stata applicata e messa a punto in aziende pilota a differente orientamento produttivo distribuite nelle aree produttive più significative delle regioni meridionali (Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia), con l’obiettivo di raggiungere la definizione di diversi prototipi aziendali riproducibili per i diversi sistemi colturali. Tale metodologia prevede lo studio del Sistema Agricolo Ecologico (SAE) innanzitutto attraverso l’individuazione di obiettivi prioritari per l’imprenditore (scala gerarchica degli obiettivi economici, sociali e ambientali) che successivamente vengono quantificati e valutati tramite parametri. A sua volta, ogni parametro presenta un valore o un intervallo di valori ottimali che rappresentano il punto di riferimento per le valutazioni successive.
 

Per raggiungere gli obiettivi individuati in precedenza sono stati definiti sei metodi base, ciascuno dei quali caratterizzato dalla capacità di agire su più parametri. Successivamente è stato disegnato il prototipo di SAE, evidenziando i collegamenti maggiori e minori tra i parametri.
 

Le aziende oggetto di studio, in numero complessivo di 14, sono state scelte in base all'effettiva possibilità di applicare definiti modelli di agricoltura biologica caratterizzati da metodologie e parametri comparabili.
 

Il lavoro svolto ha messo in rilievo le problematiche relative ad una corretta applicazione del metodo di produzione biologico e, al tempo stesso, ha messo in evidenza i punti di forza di un settore in rapida espansione.
 

Confrontando i dati rilevati nei due anni di sperimentazione, si può notare come si sia raggiunta una discreta concordanza tra i valori desiderati e quelli ottenuti. In alcuni casi non vi è stato il pieno raggiungimento degli obiettivi prefissati come per l’obiettivo ambiente abiotico – suolo e per ’ambiente abiotico – aria, nonché per l’obiettivo generale natura e paesaggio.
La causa di questi scostamenti è certamente dovuta ad una non chiara conoscenza dei rapporti all’interno dell’ecosistema aziendale con conseguente gestione degli elementi “mutuata” dall’agricoltura convenzionale (semplice sostituzione di input di origine esterna quali antiparassitari e fitofarmaci), in verità non così accentuata come generalmente si è portati a ritenere. Altre volte la causa è da ricercarsi all’esterno dell’azienda, dove agricoltori poco attenti all’ambiente utilizzano prodotti chimici ad alto impatto ambientale senza seguire le opportune indicazioni di utilizzo provocando, in alcuni casi, effetti di deriva sulle produzioni biologiche contigue compromettendo gli equilibri dell’ecosistema aziendale. Non per ultimo la grande problematica inerente la commercializzazione dei prodotti biologici e la difficoltà di spuntare prezzi più elevati di quelli convenzionali in realtà, come quelle meridionali, dove ancora non esiste una vera cultura del mangiar sano. Infine, da rilevare la grossa potenzialità della agricoltura meridionale rilevata nelle aziende monitorate che hanno presentato delle produzioni dall’alto valore qualitativo e che, in alcuni casi, hanno saputo far fronte alle molteplici richieste di mercato piazzandosi su mercati un tempo “proibiti” per la nostra agricoltura.


La ricerca ha avuto
l’obiettivo di mettere a punto una metodologia che consentisse di valutare i
sistemi agricoli biologici (meglio definiti come Sistemi Agricoli Ecologici)
partendo dall’analisi approfondita, a livello aziendale, delle prestazioni
agroambientali e delle scelte tecniche, economiche e sociali dell’imprenditore
e delle loro variazioni nel tempo. Conseguentemente, ciò permette di definire,
applicare e validare i protocolli per la produzione biologica direttamente
nelle aziende agricole.


Data la complessità e la
diversità degli aspetti descritti, nelle realtà del Meridione d’Italia, tale
metodologia è stata applicata e messa a punto in aziende pilota a differente
orientamento produttivo distribuite nelle aree produttive più significative
delle regioni meridionali (Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia), con
l’obiettivo di raggiungere la definizione di diversi prototipi aziendali
riproducibili per i diversi sistemi colturali. Tale metodologia prevede lo
studio del Sistema Agricolo Ecologico (SAE) innanzitutto attraverso
l’individuazione di obiettivi prioritari per l’imprenditore (scala gerarchica
degli obiettivi economici, sociali e ambientali) che successivamente vengono
quantificati e valutati tramite parametri. A sua volta, ogni parametro presenta
un valore o un intervallo di valori ottimali che rappresentano il punto di
riferimento per le valutazioni successive.

 

Per raggiungere gli
obiettivi individuati in precedenza sono stati definiti sei metodi base,
ciascuno dei quali caratterizzato dalla capacità di agire su più parametri.
Successivamente è stato disegnato il prototipo di SAE, evidenziando i
collegamenti maggiori e minori tra i parametri.

 

Le aziende oggetto di
studio, in numero complessivo di 14, sono state scelte in base all'effettiva
possibilità di applicare definiti modelli di agricoltura biologica
caratterizzati da metodologie e parametri comparabili.

 

Il lavoro svolto ha messo
in rilievo le problematiche relative ad una corretta applicazione del metodo di
produzione biologico e, al tempo stesso, ha messo in evidenza i punti di forza
di un settore in rapida espansione.

 

Confrontando i dati
rilevati nei due anni di sperimentazione, si può notare come si sia raggiunta
una discreta concordanza tra i valori desiderati e quelli ottenuti. In alcuni
casi non vi è stato il pieno raggiungimento degli obiettivi prefissati come per
l’obiettivo ambiente abiotico – suolo e per ’ambiente abiotico – aria, nonché
per l’obiettivo generale natura e paesaggio.

La causa di questi
scostamenti è certamente dovuta ad una non chiara conoscenza dei rapporti
all’interno dell’ecosistema aziendale con conseguente gestione degli elementi
“mutuata” dall’agricoltura convenzionale (semplice sostituzione di input di
origine esterna quali antiparassitari e fitofarmaci), in verità non così
accentuata come generalmente si è portati a ritenere. Altre volte la causa è da
ricercarsi all’esterno dell’azienda, dove agricoltori poco attenti all’ambiente
utilizzano prodotti chimici ad alto impatto ambientale senza seguire le
opportune indicazioni di utilizzo provocando, in alcuni casi, effetti di deriva
sulle produzioni biologiche contigue compromettendo gli equilibri
dell’ecosistema aziendale. Non per ultimo la grande problematica inerente la
commercializzazione dei prodotti biologici e la difficoltà di spuntare prezzi
più elevati di quelli convenzionali in realtà, come quelle meridionali, dove
ancora non esiste una vera cultura del mangiar sano. Infine, da rilevare la grossa
potenzialità della agricoltura meridionale rilevata nelle aziende monitorate
che hanno presentato delle produzioni dall’alto valore qualitativo e che, in
alcuni casi, hanno saputo far fronte alle molteplici richieste di mercato
piazzandosi su mercati un tempo “proibiti” per la nostra agricoltura.
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