Il bio oltre il Covid. Un’analisi del sondaggio Firab durante il lockdown

22/05/2020
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Luca Colombo, segretario generale della FIRAB (Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica), analizza in un intervento il sondaggio fatto dalla Fondazione durante il Covid-19 tra gli agricoltori biologici.

Che la pandemia abbia messo sotto stress il sistema economico come quello nervoso è lapalissiano. Che un effetto collaterale sia dunque quello di far emergere incoerenze tra i gratificanti risultati di mercato e un sofferente cahier de doléances è dunque solo apparente contraddizione.

È quanto emerge dalla rilevazione sull’impatto che il Covid-19 ha avuto sul settore bio che la Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica (FIRAB) ha condotto dal 25 marzo al 30 aprile, coprendo il grosso del periodo di lockdown duro e puro. Un sondaggio di cui la rappresentanza del bio italiano (AIAB, Assobiodinamica e Federbio) ha condiviso urgenza e utilità.

Le 400 risposte ricevute da aziende biologiche di tutta Italia trasudano infatti di difficoltà. Questo nonostante dati di consumo di prodotti biologici che indicano per il mese di marzo, in pieno impatto sanitario, psicologico ed economico, un aumento del 19.6% delle vendite di biologico nella grande distribuzione, secondo dati Assobio-Nielsen.

Al questionario FIRAB ha risposto un campione di aziende ben distribuite sul territorio nazionale e rappresentativo sia della produzione primaria che della trasformazione; anche in termini di classi di fatturato le risposte coprono varie dimensioni economiche con circa metà dei rispondenti appartenenti ad aziende di piccola scala (con fatturato entro 50mila euro all’anno), un terzo con introiti entro i 250mila, ma anche aziende con giri d’affari di maggiore entità: una su venti entro i 500mila e una su dieci che oltrepassa il milione, in alcuni casi anche per valori significativi. Risposte che qualificano il campione come particolarmente esemplificativo se non perfettamente rappresentativo del biologico italiano.

Tre su quattro delle risposte ricevute hanno denunciato impatti di varia entità, la cui serietà si evince analizzando l’insieme dei responsi. Un primo indicatore è fornito dalla tenuta in termini di liquidità che per due terzi delle aziende è circoscritta tra zero e tre mesi. Su questo fronte, le situazioni più critiche si registrano tra le aziende di più piccole dimensioni: per queste la vendita diretta o i mercati locali costituiscono importanti canali di sbocco commerciale che si sono paralizzati con la prima ondata della pandemia. Lo stesso è avvenuto per il settore della ristorazione e delle mense scolastiche che assorbono molta della produzione bio nazionale.

La limitazione negli spostamenti durante il lockdown ha prodotto infatti come principale conseguenza la limitazione nella commercializzazione dei prodotti o drastiche cesure su quell’importante fronte di integrazione al reddito aziendale caratterizzata da agriturismi, fattorie didattiche e ristorazione aziendale. Mobilità ridotta che invece ha colpito meno aspetti legati alla conduzione aziendale o all’attività produttiva, ma la stagione a cavallo tra inverno e primavera, lontana da fasi ad alta intensità di manodopera come la raccolta, può avere contribuito a lenire questi aspetti.

La rilevazione puntava anche a fare emergere esigenze ed aspettative delle aziende rispetto alle priorità di intervento e di politiche. Si è chiesto quale tipologia di supporto si ritenesse maggiormente necessaria e la risposta prevalente – quasi sorprendente – è stata di sburocratizzazione, tema che prevale sulle esigenze finanziarie e di sblocco di fondi, anche se molto probabilmente si intreccia con queste.

Questo il quadro di sintesi che emerge dall’analisi dei riscontri alle principali questioni indagate. Ma, come anticipato, il grido di lucido dolore che si rivela tramite le tante risposte alle domande aperte previste dal questionario traduce probabilmente meglio il disagio economico e psicologico che ha accompagnato la pandemia. Un aspetto sicuramente secondario, ma raramente i sondaggi si arricchiscono di tante libere indicazioni a complemento delle risposte multiple, quasi si cercasse ascolto e condivisione emotiva.

L’intervento completo si può scaricare QUI

Fonte: AIAB

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