“Boom bio, ma in Italia è nicchia”, di Federica Levi. (EN)

15/04/2014
Rassegna stampa

Il biologico gode di buona salute con i consumi che, a dispetto della crisi, sono cresciuti senza sosta negli ultimi 9 anni, così come superfici e aziende certificate. Ma è altrettanto vero che il settore rappresenta ancora una nicchia di mercato e la sua espansione in Europa è legata agli aiuti Pac. E’ uno degli aspetti che emerge dal volume “Organic in Europe – prospects and development” realizato da Ifoam UE in collaborazione con Fibl e Ciheam-Iamb, nell’ambito della campagna “Mind the Cap”. I consumetaori sono sempre più attenti alla qualità dei prodotti, un’attenzione che premia il bio, con una domanda in continua ascesa, che non riesce però ad essere soddisfatta dall’offerta interna. “Gli agricoltori convenzionali – ha spiegato alla presentazione del volume Gianluigi Cardone, del Ciheam-Iamb – mostrano una scarsa propensione a convertirsi al metodo bio. Due i motivi: l’incertezza del risultato economico e le incombenze burocratiche”. Riguardo invece alla disponibilità dei dati sul settore, Marta Romeo del Sinab afferma che “C’è carenza di statistiche soprattutto su produzione, export, acquisto in negozi specializzati e consumi extra-domestici. Stiamo portando avanti progetti per colmare il vuoto informativo, ma è un percosro complesso”. Dai dati disponibili emergono alcune incongruenze: l’Italia è uno dei Paesi leader nel bio, con 1.167.362 milioni di ha coltivati (9,1% del totale) secondi in Europa alle spalle della Spagna, e siamo invece leader per numero di operatori (49.709 nel 2012, +3% su base annua). Se andiamo a vedere però il valore del mercato. In Italia le vendite di prodotti bio producono 1,84 miliardi di euro l’anno, l’1,5% del totale di quelle alimentari. I consumi pro-capite sono piuttosto modesti (circa 30 euro/anno) e comunque sotto la media europea, che è di 42 euro/anno.

 

“Terra e Vita”, 12 aprile 2014, p. 14.

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